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venerdì 25 gennaio 2013

Protagonista dell'era incatenata


Quando l’apice del no raggiungi
il concetto di tradimento appare assai più chiaro:
o il comune senso del dovere anneghi
oppure come sempre
i desideri tuoi sono ad aver la peggio

E mentre l’uragano
si è fatto pioggerella lungo il tempo
fastidiosa
ma non più vile tormenta
sulle mani del martirio ti soffermi

ma anche sul lento asciugarsi della rosa
protagonista dell’era incatenata
mentre troppo a lungo
al bivio soffocavi i tuoi talenti

Fantomatici piaceri
attori e spettatori sulla stessa scena
scimmiottano un amore
che Amore non conoscono

E se è vero che essere corretti
è una gran bella cosa
t’accorgi che a volte per accontentare
il tuo sole soffochi nel pozzo

E cosi un po’ per il gusto della pace
e un po’ per le idee sbilenche
che nella testa ti hanno radicato
come le antiche ave ti ritrovi
ad eseguire l’esatto opposto
di ciò che in realtà volevi

tiziana mignosa 
gennaio duemilatredici

sabato 9 giugno 2012

Amori amicizie e case


Nel cammino ogni cosa cambia
lo grida anche lo spasmo della terra
quando dopo aver accolto con pazienza l’aspro
nel troppo il culmine lambisce
e il coperchio nel fracasso spiomba
restituendo ciò che non può più tenere.

Come fuoco che riveste dardi
impazzite in ogni direzione
le colpe -a quel punto- sfrecciano
bimbo che ha riposto altrove
la conoscenza che i pensieri come i fatti
non sono esclusi dal gioco che ci vede attori

Ed è triste constatare come
anche ciò che pare forte come roccia
nella vita a volte si frantuma e perde
amori amicizie e case
nell’ inganno del distacco ci confermano
che nel cammino ogni cosa cambia

tiziana mignosa
giugno duemiladodici

Note: a volte le strade si dividono e il cuore piange
(prima di ritornare a ridere)


mercoledì 24 agosto 2011

Sii prato verde

Non essere terra secca
perché l’acqua nella carenza
potrebbe farti male

Sii prato verde
che vive di rugiada e della sua bellezza
come il viandante sazio
che sceglie per il gusto e non per la mancanza

Poiché come il seme che attecchisce
dove la terra è morbida
e come l’acqua che si modella
alla conca che l’accoglie
il bisogno
non porta mai gioia
ma solo dolore e dipendenza

Sii prato verde
che vive e si disseta della sua bellezza
e mai terra secca
che Amore cerca come l’Acqua
per non morire
senza

tiziana mignosa
agosto duemilaundici

mercoledì 13 luglio 2011

I dolori cercati

Sono fiori
che si trasformano in roveti
le opportunità di serenità svanite
quelle che ci perdiamo
quando vestiamo il fastidio del momento
con una taglia troppo comoda
non adatta di sicuro a quell’evento.

Dolori
che potevamo non provare
ma che scegliamo di alimentare
indossando costumi articolati e neri
di ben altri mestieri.

Molto spesso infatti
l’essere umano ha la tendenza
a prendersela per cose irrilevanti
trasformando così fili d’erba paglierini
in castelli smisurati
senza però nessuna stanza.

Dolori cercati
che il grigio trascinano
nell’azzurro dell’estate
portando pioggia fuori posto
ma che goccia dopo goccia agli occhi
irrigano corolle di consapevolezza nuova.

E a niente serve
dopo
raccapricciarci per la mancanza di scaltrezza
nel non aver saputo intendere nel tempo giusto
che al sole bisogna dare il sole
e all’acqua l’acqua.

Eppure
nell’esistenza tutto è utile
compreso quel dolore inutile
quando ci guida sulla comprensione
illuminando così la via lungo il percorso.

Quando il più grande
di diritto la vita allaga
il dolore vissuto in precedenza
si riappropria del suo posto veritiero
mettendo così tutto quanto a posto.

Davanti alle sofferenze vere
ci accorgiamo
che tranne qualche cosa
tutto il resto
non merita davvero tutto il tormento
che nell’errore umano ancora ci affliggiamo.

tiziana mignosa
luglio duemilaundici

Note: a Francesco, in bilico tra una vita e l’altra, alla sua mamma,
e a tutte le creature imbrigliate nell’immensità di questo dolore vero

mercoledì 18 maggio 2011

La chiamavano Primavera

La chiamavano Primavera
perché imbrigliati tra i capelli
possedeva spicchi di sole e arcobaleno

continuava a cavalcare sogni
e mai alzava il lembo bianco
neanche mentre si faceva male.

La chiamavano Primavera
anche quando la malinconia
le soffiava il buio delle nubi accanto

e il mondo con le dita
intanto carezzava
gioia che non smetteva un attimo di volere.

Un bel giorno infatti il vento
impietosito da quel dolce tormento
dell’azzurro le donò la tenerezza

infinito
gustato
nel finito.


Ma il bello
chissà mai perché
dura sempre il giro stretto di uno stornello

e così quando ancora
l’Amore sulla pelle canticchiava
come fulmine ogni cosa fu svanita.

E lei morì a sorpresa
mischiandosi alla terra e al pianto
del più fitto e freddo inverno.


E pensare che aveva pure creduto
che per amore suo
la luce alle stelle lui aveva rubato

regina cinta dai ghiacci della notte
stupita
si ritrovò anche senza corona.

Primavera nel vuoto del silenzio
condividendo con se stessa la sua pena
alle spalle lasciava il paradiso

Primavera con l’umidità nell’occhio
risorta nel centro dell’inferno
comprese che nulla aveva capito.

E così
sui passi trascinati della terra
il fiore s’arrese alla sua sorte

e si fece polvere
e si fece nutrimento
per il giorno che ancora stava attendendo.

E tutti
intanto
continuarono a chiamarla Primavera

tiziana mignosa
aprile duemilaundici

martedì 19 aprile 2011

Il suicidio della farfalla

Mentre coi pensieri ancora assonnacchiati
tra l’acqua e il lavandino mi specchiavo
l’altra mattina una farfalla
la danza della morte
tra lo zampillo e il mio risveglio interpretava.

“La colpa è tua” gridava
mentre da una parte all’altra
come se invece fosse
tra fili profumati d’erba al sole
stizzita se ne andava.

“Vai via” la invitavo
“se non vuoi farti del male”
ma lei imperterrita
troppo vicina al getto
continuava, testarda, a svolazzare.

Senza alcun indugio
il rubinetto allora ho chiuso
ma non ho fatto in tempo
a volerla via dal pericolo cercato
che l’ho vista scomparire dentro al buco.

La colpa è mia perché ho lavato il viso?
Mi chiedevo sbigottita
mentre ormai tristemente sveglia
il silenzio del dopo
violentava la mia mente.

tiziana mignosa
settembre duemiladieci

lunedì 7 marzo 2011

Due vite e un corpo soltanto

A volte capita d’incontrare
delle persone che credono d’avere
non uno come conviene
ma ben due corpi da accontentare.

Come se fosse
del tutto normale
l’uomo a metà vorrebbe tenere
tutto ciò che sta dentro le stanze che ha scelto
una a suo tempo e l’altra da adesso.

E così sull’ora
che sotto ai piedi scorre impetuosa
il tempo spartisce secondo il suo estro
un poco sta qua e un altro poco di là

e riesce perfino a lagnarsi di brutto
quando qualcuno lo induce a pensare
che mentre sta nella stanza a diletto
non può afferrare anche le mele
di quella che ha scelto quand’era più fresco.

E’ troppo comodo prendere tutto
due vite e un corpo soltanto
e stupirsi anche quando c’è chi
soffre tra misere briciole vestite di tanto.

E senza capire perché non la trova
vorrebbe anche avere l’ambita vittoria
mentre le due
sono stanche di piangere chi
pare dia tanto ma solo a stesso.

Re dell’Amore
che crede d’amare ma non lo sa fare
poco di qua e poco anche là
nessuna accontenta e lui adesso lo sa.

tiziana mignosa
gennaio duemilaundici

domenica 23 gennaio 2011

Nel foglio bianco

E’ in quello strano silenzio
che si avverte nell’aria dopo uno scoppio
che mi trovo.

E’ un silenzio pieno
che segue urla strazianti
silenziose
urla strazianti.

E’ un silenzio colmo di perché
colmo d’incredulità
colmo di dolore.

E’ insieme alla pioggia che cade
in questa giornata di dicembre
che continuo a cadere...

Sono in ogni minuscola goccia che viene giù
e allaga il mondo
e cancella ogni sogno.

Sono in un foglio bianco
dove non c’è più niente.

tiziana mignosa
dicembre duemilaquattro

Note: dalla silloge "I segreti del cielo"

martedì 21 dicembre 2010

La legge della giungla

L’uomo a volte pensa
che sia giusto solo perché concede
la sua benevolenza a chi gli rassomiglia
ma troppo spesso invece si dimentica
che il rispetto è doveroso darlo a tutti
e non invece solamente
a chi piuttosto gli conviene.

E crede anche
d’essere grande e assai intelligente
solo perché è più forte
e decide anche per il debole
come se la legge della giungla
fosse ancor di gran moda.

E così
per dirne solo una delle tante
c’è chi trasporta in assoluta noncuranza
animali da macello
come se non fossero di carne
e non provassero il tormento.

E nulla assai importa
a chi per loro sceglie
se è il cuore dell’estate
a soffiare fuoco sull’angoscia
oppure è il gelo dell’inverno
la doccia algida che li affianca.

Vanno a morire
loro che di sicuro preferirebbero fare ben altro
e il tutto per saziar lo stomaco
di chi al caldo se ne sta
e con triste noncuranza preferisce non pensare
a quello che c’è dietro alla cotoletta che ha nel piatto.

Ammassati uno sopra l’altro
sono loro
e non di certo chi decide questo assurdo scempio
e mentre i corpi stanno in balia del gelo o dell’arsura
io me ne accorgo
e mi vergogno
d’appartenere a questa razza umana.

tiziana mignosa
dicembre duemiladieci

venerdì 7 maggio 2010

Sciola camminava

(Sulle note di Angelica di Paul Schwartz)

Sciola camminava per la strada
lei non dava più la mano al tempo
gli anni della pesca
e l’amore si era persa per la via.

Labbra accese
come il sole quando non riesce più a scaldare
e un sorriso sbieco
stampato sul rossetto ormai distratto.

Nastri e viole tra i capelli a neve
segreti celebrati tra le onde
petali delicati e aguzze spine
invisibili reliquie sull’ altare.

“Mi ha amato…”
gridava
come se qualcuno
chiedesse ancora.

Gesticolando
poi
con le mani a guanto
nell’aria interpretava la commedia.

Risa a picco
sopra un pianto piatto
posate le domande
aveva smesso anche d’aspettare.

“..e poi è morto”
sussurrava a fil di voce
a chi non l’ascoltava più
o non le dava fede.

Perché lei
che la verità aveva
all’abbandono
il caldo abbraccio della menzogna prese.

tiziana mignosa
maggio duemiladieci

venerdì 12 febbraio 2010

Calma turbolenta

Tutti di te vedono soltanto
la compattezza che il tuo corpo mostra
ma nessuno sa di quando
come elastico ormai stanco
la tua interiorità si tende ancora.

Peregrini dello stesso imbarco
i tuoi sorrisi mietono
tappeti d’erba profumata e fiori gialli al sole
passi ignari sulla lava della mescolanza
turbolenta calma della terra senza albore.

Grida sotterranee
che solo tu puoi udire
quando ogni sezione
tendendoti di brutto in ogni direzione
vuole ed urla la sua ragione.

Desiderio e senno
si fanno aria intorno
quando il cuore batte ancora dove è morto il viale
il corpo vuole e se ne ride delle attese
ma la ragione t’inchioda sulle vie tracciate.

E mentre la chiave cerchi per fuggire
ti ritrovi in piena notte al centro del tuo giorno
cemento sulle scarpe al bivio
sofferte scelte
prima dell’arrivo.

Rotatoria sulla scissione maledetta
dove si ramifica il tormento
ma è sfera che nell’asta si sublima
attrito che dalla terra
genera la Luce di una nuova stella.

tiziana mignosa
novembre 2009

lunedì 21 dicembre 2009

COLPEVOLE!

Lasciala andare vita
abbi pietà di quest’anima
che vive senza respiro.

Nulla
lei non ti chiede più nulla.

Ogni aspetto è un’illusione
anche il dolce sorriso che oggi c’è
e domani sboccia altrove
perfino l’intreccio buio di questo sfinimento
che di fuoco e lacrime
incide il suo tormento.

E mentre l’accusa
di rabbia sgrana gli occhi sull’amaro fallimento
spietata arriva la sentenza:
colpevole di non provare niente!

tiziana mignosa
aprile 2009